giovedì 23 febbraio 2023

Calandrino e l'elitropia: copione liberamente adattato dalla novella di Boccaccio

 


(Maso ed un suo amico notano Calandrino seduto)

MASO: Avviciniamoci a Calandrino, ma facendo finta di non averlo visto. E poi… lascia fare a me.

AMICO: Che scherzo t’è venuto in mente?

MASO: Aspetta e vedrai

(si siedono vicino a Calandrino su una panca)

MASO: E’ davvero incredibile la virtù di quelle pietre ed io credo che la più straordinaria di tutte sia quella chiamata elitropia. Pensa un po’, a vederla è una pietra come tutte le altre, ma possiede una sua virtù magica, per cui chi la porta in tasca diventa invisibile…

AMICO: Invisibile?!

MASO: Invisibile ti dico, come se tu fossi fatto d’aria!

(Calandrino si avvicina)

MASO: Oh guarda chi si vede! Non c’eravamo accorti che eri qui. Come va Calandrino?

CALANDRINO: Bene! Oh di che pietre stavi parlando Maso?

MASO: Dell’elitropia, la più straordinaria pietra che esista!

CALANDRINO: Ho sentito, ho sentito. E dove si trova?

MASO: si trova nel paese dei Baschi, dove gli abitanti legano le viti con le salsicce, e vi sono montagne di parmigiano grattugiato sulle quali la gente fa rotolar valanghe di maccheroni, e ai piedi di queste montagne scorre un fiume di vino…

CALANDRINO: E tu ci sei stato in quel paese?

MASO: Altro che!

CALANDRINO: Mi piacerebbe andarci una volta per veder quelle valanghe di maccheroni su quella montagna di formaggio, e farmi una scorpacciata! ...Ma senti quella pietra magica si trova proprio solo in quel lontano paese?

MASO: In quel paese è una pietra comunissima, ma qualcuna c’è anche qui da noi, sul greto del fiume per esempio….

CALANDRINO: e come si riconosce dalle altre?

MASO: E’ questo il punto: l’elitropia è una pietra del tutto simile alle altre, e non ha nessun segno particolare. Così può accadere che tu la trovi e non lo sappia…

 

(I tre escono di scena parlottando fra loro)

 

(Calandrino rientra in scena da un lato affannato per la corsa, dall’altro lato arrivano Bruno e Buffalmacco).

 

CALANDRINO. Amici, ho una novità meravigliosa, possiamo diventare gli uomini più ricchi di Firenze!

BRUNO: Forza racconta!

BUFFALMACCO: Dicci.

CALANDRINO: Esiste una pietra che se la metti in tasca, diventi invisibile, basterà trovarla e poi andare nelle banche a prendere tutto senza che nessuno ci veda. Milionari diventeremo! Miliardari! Ma su non perdiamo tempo, bisogna andare subito sul greto del fiume a cercarla, prima che qualcun altro la trovi.

 

(Bruno e Buffalmacco si guardano, sorridono e trattengono una risata)

 

BRUNO: Se quello che tu dici è vero, questa è una cosa meravigliosa. E come si chiama questa pietra?

CALANDRINO: Si chiama… eti…. lepi…. Oh che importa il nome? Quel che importa è trovarla.

BUFFALMACCO: Giusto, e di che colore è?

CALANDRINO: Nera per lo più.

BUFF: Perbacco questa è davvero una gran fortuna, ma andarci ora subito a cercarla, quella pietra, non è il caso: sul greto del fiume è pieno di lavandaie e di altra gente, e vedendoci cercare potrebbero capire qualcosa…

BRUNO: Sai che faremo, Calandrino? Aspetteremo Domenica mattina per andarci. Sei d’accordo?

CALANDRINO: Va bene, ma non raccontate questa storia ad anima viva…altrimenti addio milioni!

 

NARRATORE: Messisi d’accordo, Bruno e Buffalmacco andarono a cercare altri collaboratori per rendere più veritiero e divertente il loro scherzo. Prima si fermarono a conversare con due dame, loro amiche, che domenica mattina avrebbero dovuto imbattersi in Calandrino uscendo dalla Messa e poi con le guardie di porta San Gallo.

 

BRUNO: Donna Gloria, donna Maria, sarebbero disposte due belle dame come voi a tenerci la parte in uno scherzo ad un amico?

DAMA 1: Oh di che natura è questo scherzo? se è volgare ve lo potete scordare!

DAMA 2: e poi, se mi è consentito, chi è questo vostro amico, lo conosciamo forse?

BRUNO: Credetemi lo scherzo è del tutto innocente! Questo nostro amico si è convinto che sul greto del fiume si trovano pietre che rendono invisibili!

DAMA 1: Suvvia (ridendo) esistono persone così sciocche da credere a certe cose?

BRUNO: Si tratta di Calandrino, donna Gloria, lui è pronto a credere a tutto!

DAMA 2 (ridendo) o povere noi in che pasticcio ci siam messe, ma la cosa si presenta divertente; restiamo d’accordo, ma voi promettete di raccontarci come va a finire.

BRUNO: Grazie, grazie davvero!

 

(Le dame si allontanano. Nel frattempo Buffalmacco parla a distanza con due guardie; vedendo Bruno solo, lo chiama con un cenno)

 

BUFFALMACCO: Bruno tutto a posto!

1 GUARDIA: Va bene faremo finta di ignorarlo

2 GUARDIA: Non ignorarlo, noi dobbiamo far proprio finta di non vederlo. Va bene siamo d’accordo, di domenica mattina, d’estate poi ci vuole qualcosa di diverso…

 

(Escono tutti di scena).

 

(Rientra da un lato Calandrino e dallo stesso poco dopo i due amici, Calandrino raccoglie sassi, a distanza lo guardano ridendo, poi ad un certo punto Bruno fa cenno a Buffalmacco come per dire che la beffa comincia).

 

BRUNO: O Calandrino dov’è?

BUFF: Diavolo! Dove s’è cacciato era qui un momento fa.

BRUNO: Ci giurerei se n’è tornato a casa a far colazione lasciando noi ad ammattire con queste pietre.

Buff: Ho paura che tu abbia ragione, Calandrino ci ha preso in giro! E noi stupidi ci siamo cascati.

 

(Calandrino sentendo ciò diventa lieto e continua a raccogliere pietre. Piano piano, facendo finta di non vederlo, i due amici si avvicinano a lui.)

 

BUFF: e ora che restiamo a fare qui? Andiamo a casa anche noi!

BRUNO: Si andiamocene, ma giuro che questa è l’ultima che ci combina Calandrino! Se fosse qui gli darei un bel calcio, così! (lo calcia per davvero, Calandrino sussulta si alza in piedi e si accarezza il sedere)

BUFFALMACCO: Io gli tirerei un bello schiaffo così! (Lo colpisce sul serio, Calandrino si accarezza la guancia)

Bruno: e poi gli tirerei una pietra così!

Buffalmacco: e io anche più grossa, così!

(Mentre lo inseguono a furia di sassate tornano in scena le guardie e le due dame che vedendo Calandrino, pur ridendo fra sé, fingono di non vederlo.

Escono tutti di scena.)

CALANDRINO: (rivolto al pubblico mentre continua ad essere colpito e preso a calci) Sono invisibile, invisibile... (esce)

 

(Entra in scena la moglie con una scopa e spazza la casa, e vede entrare Calandrino)

 

MOGLIE: Oh disgraziato, dove sei stato? Ma come sei conciato! Ma che ci fai con tutti quei sassi? Ti sei bevuto il cervello?

CALANDRINO: (fulminato, facendo cadere tutti i sassi a terra) Moglie maledetta tu m’hai rovinato! Per colpa tua ho perso la mia fortuna, non sono più invisibile!

MOGLIE: Macché invisibile, te lo faccio vedere io se sei invisibile! (Lo insegue con la scopa)

(Sopraggiungono Bruno e Buffalmacco)

BUFFALMACCO: Calandrino cosa ti succede? Che ha tua moglie?

CALANDRINO: Ahimè io l’avevo trovata l’elitropia, io ero lì al fiume e voi non mi vedevate, nemmeno le guardie mi hanno visto, nemmeno le dame. E’ colpa della moglie, questa sciagurata, ha rovinato tutto!

BRUNO: (ridendo) Non lo sapevi che le mogli fanno perdere il potere agli uomini? Eri tu che dovevi avvertirla, di non guardarti al tuo rientro. Sei stato punito.

BUFFALMACCO: Sì perché avevi trovato la pietra e non lo hai detto a noi.

CALANDRINO: Ma io ero invisibile!

MOGLIE (rivolta al pubblico): Lo dicevo, io non c’entro niente, è mio marito che è proprio stupido!

(Calandrino è, sconfortato, gli amici ridono; poi tutti escono)

lunedì 30 gennaio 2023

Per non dimenticare





“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.”

(Frase erroneamente attribuita a Primo Levi, il vero autore è sconosciuto)

 

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Primo Levi, Se questo è un uomo

 

Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.

Primo Levi, Se questo è un uomo

 

Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni.

Marta Ascoli, Auschwitz è di tutti, 2011

 

La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.

Dal Diario di Anna Frank

 

Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità.

Elisa Springer

 

La strada per Auschwitz fu costruita dall'odio, ma fu lastricata dall'indifferenza.

Ian Kershaw

 

Meditare su quanto è avvenuto è un dovere di tutti. Tutti devono sapere, o ricordare, che Hitler e Mussolini, quando parlavano pubblicamente, venivano creduti, applauditi, ammirati, adorati come dèi.

Primo Levi

 

Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni, è stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio.

Elisa Springer

 

Il cuore non ha una razza, una lingua, una religione… fin quando lo dimenticheremo ogni giornata della memoria sarà vana.

Massimo Lo Pilato

 

La Shoah, come in ambito ebraico viene chiamato l’Olocausto, termine a suo modo improprio, fu un evento senza precedenti perché mai era stato deciso a tavolino lo sterminio, l’annientamento di un popolo in quanto tale.

Elena Loewenthal

 

“Dimenticanza è sciagura, mentre memoria è riscatto.”

(Anneliese Knoop-Graf)

 

Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ci ucciderà, partecipo al dolore di migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno la pace e la serenità.

Il diario di Anna Frank

 

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”.

Primo Levi da “L’asimmetria e la vita”

 

Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare.

(Primo Levi)

 

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

(Primo Levi)

 

L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta. La domanda: Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?

La risposta: E l’uomo, dov’era?

(William Clark Styron)

L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.

Liliana Segre

 

Pochi anni infatti ci separano dal più orribile crimine di massa che la storia moderna debba registrare: un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità.

Albert Einstein

 

“Il progresso, lungi dal consentire il cambiamento, dipende dalla capacità di ricordare… Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.”

(George Santayana)

 

“La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni.”

(Primo Levi)

 

Lettera di un preside ai suoi insegnanti all’inizio dell’anno:

Caro professore,

sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere:

camere a gas costruite da ingegneri istruiti,

bambini uccisi con veleno da medici ben formati,

lattanti uccisi da infermiere provette,

donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.

Diffido - quindi – dell’educazione.

La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani.

I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.

La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.

Tratto da “Les mémoires de la Shoah” di Anniek Cojean

 

"Accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso."

Primo Levi

 

"L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo."

Liliana Segre

 

In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: "Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia".

Luis Sepúlveda

 

L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto dell’educazione non è l’ignoranza, ma l’indifferenza. L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indifferenza. L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indifferenza. L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza alla guerra. L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferenza alla vita o alla morte. Fare memoria combatte l’indifferenza.

Elie Wiesel

 

Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.

Anonimo

 

"Cari ragazzi, ho vissuto l'inferno. E ho visto l'impossibile, vi assicuro"

Piero Tarracina

 

"Quando i testimoni oculari non ci saranno più, dovremo fare affidamento su tutti quei cittadini che vorranno prendersi in carico la responsabilità di ricordare". – Liliana Segre

 

domenica 1 gennaio 2023

Le guerre di religione in Francia nel Cinquecento

 


La Francia era governata da Caterina de' Medici, reggente al posto del figlio minorenne. Durante il suo regno vi furono gravi lotte tra i cattolici e i calvinisti francesi, chiamati ugonotti. 

L'episodio più grave avvenne quando una figlia di Caterina sposò Enrico IV di Borbone, che era calvinista. Alle nozze vennero invitati sia i nobili cattolici che quelli ugonotti, ma si trattava di una trappola. Nella notte di San Bartolomeo (23-24 agosto 1572), gli ugonotti vennero massacrati. 

Seguì una guerra tra cattolici e ugonotti, che finì solo quando Enrico IV, decise di diventare cattolico per poter essere incoronato re di Francia. In quell’occasione, disse la celebre frase: “Parigi val bene una messa”. 

Enrico emanò quindi l'editto di Nantes (1598), con cui, per la prima volta, veniva garantita libertà di religione in Francia.


venerdì 25 novembre 2022

Harry Potter contro il molliccio

 


HARRY POTTER ED IL MOLLICCIO

(da “Harry Potter ed il Prigioniero di Azkaban” di Joanne K. Rowling)


«Allora» disse il professor Lupin radunando la classe verso l'altro capo della stanza, occupato solo da un vecchio armadio in cui gli insegnanti tenevano i mantelli di ricambio. Mentre il professor Lupin si avvicinava, l'armadio ondeggiò all'improvviso, sbattendo contro il muro. Alcuni ragazzi balzarono indietro, spaventati.

«Niente paura» commentò il professore con la massima calma. «C'è un Molliccio lì dentro».

Quasi tutti sembravano convinti che ci fosse da aver paura, eccome. Neville rivolse al professor Lupin un'occhiata di puro terrore, e Seamus Finnigan fissò con apprensione la maniglia che aveva preso a sbatacchiare.

«I Mollicci amano i luoghi chiusi e oscuri» spiegò il professor Lupin. «Gli armadi, gli spazi sotto i letti, le antine sotto i lavandini... Una volta ne ho incontrato uno che si era insediato in una pendola. Questo si è trasferito lì dentro ieri pomeriggio, e ho chiesto al Preside di lasciarcelo per poter fare un po' di pratica con voi del terzo anno. Allora, la prima domanda che dobbiamo porci è questa: che cos'è un Molliccio?»

Hermione alzò la mano.

«E un Mutaforma» disse. «Può assumere l'aspetto di quello che si ritiene ci spaventi di più».

«Non avrei saputo dirlo meglio» approvò il professor Lupin, e Hermione sorrise radiosa. «Quindi il Molliccio che sta lì al buio non ha ancora assunto una forma. Non sa ancora che cosa spaventerà la persona dall'altra parte della porta. Nessuno sa che aspetto ha un Molliccio quando è solo, ma quando lo farò uscire, diventerà immediatamente ciò di cui ciascuno di noi ha più paura. Questo significa» disse il professor Lupin, ben deciso a ignorare il farfugliare terrorizzato di Neville, «che abbiamo un grosso vantaggio sul Molliccio prima di cominciare. Hai capito quale, Harry?»

Cercare di rispondere a una domanda con Hermione al fianco che saltellava da un piede all'altro, la mano per aria, era piuttosto spiazzante, ma Harry ci provò.

«Ehm... forse... siccome siamo in tanti, lui non sa che forma prendere?»

«Precisamente» disse il professor Lupin, e Hermione abbassò il braccio, un po' delusa. «È sempre meglio avere compagnia quando si ha a che fare con un Molliccio. Così lo si confonde. Che cosa diventerà, un cadavere senza testa o una lumaca carnivora? Una volta ho visto un Molliccio commettere l'errore di cercare di spaventare due persone contemporaneamente. Alla fine si è trasformato in mezza lumaca. Nemmeno lontanamente spaventoso.

«L'incantesimo per respingere un Molliccio» continuò Lupin, «è semplice, ma richiede una grande forza mentale. Sapete, ciò che sconfigge un Molliccio sono le risate. Quello che dovete fare è costringerlo ad assumere una forma che trovate divertente. Ora proveremo l'incantesimo senza le bacchette magiche. Dopo di me, prego... Riddikulus!»

«Riddikulus!» ripeterono tutti in coro.

«Bene» disse il professor Lupin. «Molto bene. Questo però era il meno, temo. Vedete, la parola da sola non basta. Ed è qui che entri in campo tu, Neville».

L'armadio tremò di nuovo, anche se non tanto quanto Neville, che avanzò con l'aria di un condannato a morte.

«Bene, Neville» disse il professor Lupin. «Innanzitutto: qual è la cosa che ti fa più paura al mondo?»

Le labbra di Neville si mossero, ma non ne uscì nulla.

«Scusa, Neville, non ho capito» disse il professor Lupin incoraggiante. Neville si guardò intorno terrorizzato, come per chiedere aiuto, poi mormorò, poco più che in un sussurro:

«Il professor Piton».

Quasi tutti risero. Anche Neville sorrise a mo' di scusa. Il professor Lupin, invece, parve impensierito.

«Il professor Piton... mmm... Neville, tu vivi con la nonna, vero?»

«Ehm... si» ammise Neville nervosamente. «Ma... non voglio che il Molliccio si trasformi in lei».

«No, no, mi hai frainteso» disse il professor Lupin con un sorriso. «Mi chiedevo solo se puoi dirci che genere di abiti porta di solito tua nonna».

Neville parve stupito ma rispose:

«Be'... ha sempre lo stesso cappello. Un cappello alto con un avvoltoio impagliato in cima. E un vestito lungo... quasi sempre verde... e a volte un collo di volpe»

«E la borsetta?» gli suggerì il professor Lupin.

«Ne ha una grande, rossa» rispose Neville.

«Va bene» disse il professor Lupin. «Riesci a immaginarti bene questi vestiti, Neville? Riesci a vederli con l'occhio della mente?»

«Sì» disse Neville in tono incerto. Era chiaro che si chiedeva cosa sarebbe venuto dopo.

«Quando il Molliccio uscirà dall'armadio, Neville, e ti vedrà, assumerà l'aspetto del professor Piton» disse Lupin. «E tu alzerai la bacchetta, così, griderai Riddikulus e ti concentrerai al massimo sugli abiti di tua nonna. Se tutto va bene, ci ritroveremo davanti il professor Molliccio Piton con tanto di cappello, avvoltoio, vestito verde e borsa grande rossa». Tutti scoppiarono a ridere. L'armadio si agitò ancora più violentemente.

«Se Neville ce la fa, è probabile che il Molliccio concentri la sua attenzione su ciascuno di noi, a turno» prosegui il professor Lupin. «Vorrei che tutti voi ora vi soffermaste a pensare qual è la cosa che più vi fa paura, e a immaginare come fare per renderla comica...»

Nella stanza scese il silenzio. Harry rifletté... di cosa aveva più paura in assoluto? Il suo primo pensiero andò a Voldemort, un Voldemort ancora al culmine dei suoi poteri. Ma prima ancora di cominciare a pensare a un possibile contrattacco da sferrare contro un Molliccio-Voldemort, una cosa orribile affiorò nella sua mente fluttuando... Una mano lucida, in decomposizione, che scivolava fuori da un mantello nero... un lungo respiro spezzato che usciva da una bocca invisibile... poi un freddo cosi pungente che era come annegare...

Harry rabbrividì, poi si guardò attorno, nella speranza che nessuno si fosse accorto di niente. Molti dei suoi compagni avevano gli occhi chiusi. Ron stava borbottando fra sé «strappagli le zampe». Harry era sicuro di sapere a cosa alludeva. Ciò che Ron temeva di più erano i ragni.

«Siete pronti?» chiese il professor Lupin.

Harry si sentì invadere da un'ondata di paura. Non era pronto. Come si poteva rendere meno spaventoso un Dissennatore? Ma non voleva chiedere altro tempo: tutti gli altri avevano risposto di sì e si stavano rimboccando le maniche.

«Neville, noi tutti faremo un passo indietro» disse il professor Lupin. «Ti sgombriamo il campo, d'accordo? Sarò io a chiamare il prossimo... ora tutti indietro, così Neville può vedere bene...»

Si ritrassero tutti lungo le pareti, lasciando Neville solo di fronte all'armadio. Era pallido e spaventato, ma si era rimboccato le maniche del mantello e teneva pronta la bacchetta magica.

«Al tre, Neville» disse il professor Lupin, puntando la bacchetta verso la maniglia dell'armadio. «Uno... due... tre... ora!»

Un getto di scintille sprizzò dalla punta della bacchetta di Lupin e colpì la maniglia. L'armadio si spalancò. Ne uscì Severus, arcigno e minaccioso, gli occhi che lampeggiavano, puntati su Neville.

Neville arretrò, la bacchetta levata, cercando invano di parlare. Severus si stava curvando su di lui, s'insinuava nei suoi abiti.

«R... r... riddikulus!» strillò Neville.

Si udì come uno schiocco di frusta. Piton barcollò; ora indossava un lungo abito orlato di pizzo, in testa aveva un alto cappello con sopra un avvoltoio mangiato dalle tarme, e agitava una grossa borsa scarlatta. I ragazzi scoppiarono a ridere; il Molliccio si fermò, confuso, e il professor Lupin urlò: «Calì! Tocca a te!»

Calì avanzò con fare deciso. Severus le girò intorno. Si udì un altro schiocco, e al suo posto comparve una mummia tutta fasciata, grondante sangue. Il suo volto senza occhi era rivolto verso Calì e la cosa cominciò ad avanzare verso di lei, molto lentamente, strascicando i piedi, le braccia rigide che si alzavano...

«Riddikulus!» gridò Calì.

(Calì attua con successo l’incantesimo contro il Molliccio e così altri studenti)

«Eccellente! Ron, a te!» Ron balzò in avanti. Crack! Qualcuno urlò. Un ragno gigante, alto due metri e coperto di peli, avanzava verso Ron, agitando le tenaglie, minaccioso. Per un attimo, Harry pensò che Ron fosse come paralizzato. E poi...

«Riddikulus!» gridò Ron con rabbia, e le zampe del ragno scomparvero; la bestia prese a rotolare su se stessa; Lavanda Brown strillò balzando all'indietro.

«Di qua!» esclamò il professor Lupin all'improvviso, correndo in avanti.

Crack!

Il ragno senza zampe era sparito. Per un attimo, tutti si guardarono intorno per capire dov'era finito. Poi videro una sfera di un bianco argenteo galleggiare a mezz'aria davanti a Lupin, che disse «Riddikulus!» quasi pigramente.

Crack!

«Avanti, Neville, finiscilo!» disse Lupin, mentre il Molliccio cadeva a terra sotto forma di scarafaggio. Crack! Ricomparve Severus. Questa volta Neville avanzò con aria decisa.

«Riddikulus!» gridò, e tutti per un brevissimo istante ebbero una seconda visione di Severus vestito di pizzo. Poi Neville scoppiò a ridere. Il Molliccio esplose e si dissolse in mille volute di fumo.

«Eccellente!» tuonò il professor Lupin mentre la classe applaudiva.

DOMANDE

  • Il Molliccio è nascosto dentro un vecchio armadio. Che cos’è un Molliccio?
  • Perché il professore ha lasciato un Molliccio nell’armadio?
  • Perché la classe ha un grosso vantaggio sul Molliccio?
  • In questo racconto il nemico da sconfiggere è la propria paura o il popolo dei Mollicci?
  • Quali sono i personaggi principali del racconto e quale ruolo hanno?
  • Partendo dalla domanda che il professor Lupin fa ai suoi studenti: “Vorrei che tutti voi vi soffermaste a pensare qual è la cosa che più vi fa paura, e a immaginare come fare per renderla comica” rifletti…Quali sono le tue paure? Quelle in cui si potrebbe trasformare il Molliccio… E quale forma divertente potresti costringerlo ad assumere per sconfiggerlo? Quindi devi pensare a ciò che ti fa più paura e a ciò che ti fa ridere di più! Ora che hai riflettuto, racconta bene il tuo incontro col Molliccio…in chi si trasforma e tu in cosa lo trasformi per sconfiggerlo?

Pinocchio: un copione

  SCENA N° 1 Mastro Ciliegia     Cantastorie   Questa è la storia di un burattino che vuole essere un vero bambino Ma è bugi...