martedì 20 dicembre 2022
venerdì 25 novembre 2022
Harry Potter contro il molliccio
HARRY
POTTER ED IL MOLLICCIO
(da
“Harry Potter ed il Prigioniero di Azkaban” di Joanne K. Rowling)
«Niente
paura» commentò il professore con la massima calma. «C'è un Molliccio lì
dentro».
Quasi
tutti sembravano convinti che ci fosse da aver paura, eccome. Neville rivolse
al professor Lupin un'occhiata di puro terrore, e Seamus Finnigan fissò con
apprensione la maniglia che aveva preso a sbatacchiare.
«I
Mollicci amano i luoghi chiusi e oscuri» spiegò il professor Lupin. «Gli
armadi, gli spazi sotto i letti, le antine sotto i lavandini... Una volta ne ho
incontrato uno che si era insediato in una pendola. Questo si è trasferito lì
dentro ieri pomeriggio, e ho chiesto al Preside di lasciarcelo per poter fare
un po' di pratica con voi del terzo anno. Allora, la prima domanda che dobbiamo
porci è questa: che cos'è un Molliccio?»
Hermione
alzò la mano.
«E
un Mutaforma» disse. «Può assumere l'aspetto di quello che si ritiene ci
spaventi di più».
«Non
avrei saputo dirlo meglio» approvò il professor Lupin, e Hermione sorrise
radiosa. «Quindi il Molliccio che sta lì al buio non ha ancora assunto una
forma. Non sa ancora che cosa spaventerà la persona dall'altra parte della
porta. Nessuno sa che aspetto ha un Molliccio quando è solo, ma quando lo farò
uscire, diventerà immediatamente ciò di cui ciascuno di noi ha più paura.
Questo significa» disse il professor Lupin, ben deciso a ignorare il
farfugliare terrorizzato di Neville, «che abbiamo un grosso vantaggio sul
Molliccio prima di cominciare. Hai capito quale, Harry?»
«Ehm...
forse... siccome siamo in tanti, lui non sa che forma prendere?»
«Precisamente»
disse il professor Lupin, e Hermione abbassò il braccio, un po' delusa. «È
sempre meglio avere compagnia quando si ha a che fare con un Molliccio. Così lo
si confonde. Che cosa diventerà, un cadavere senza testa o una lumaca
carnivora? Una volta ho visto un Molliccio commettere l'errore di cercare di
spaventare due persone contemporaneamente. Alla fine si è trasformato in mezza
lumaca. Nemmeno lontanamente spaventoso.
«L'incantesimo
per respingere un Molliccio» continuò Lupin, «è semplice, ma richiede una
grande forza mentale. Sapete, ciò che sconfigge un Molliccio sono le risate.
Quello che dovete fare è costringerlo ad assumere una forma che trovate
divertente. Ora proveremo l'incantesimo senza le bacchette magiche. Dopo di me,
prego... Riddikulus!»
«Riddikulus!»
ripeterono tutti in coro.
«Bene»
disse il professor Lupin. «Molto bene. Questo però era il meno, temo. Vedete,
la parola da sola non basta. Ed è qui che entri in campo tu, Neville».
L'armadio
tremò di nuovo, anche se non tanto quanto Neville, che avanzò con l'aria di un
condannato a morte.
«Bene,
Neville» disse il professor Lupin. «Innanzitutto: qual è la cosa che ti fa più
paura al mondo?»
Le
labbra di Neville si mossero, ma non ne uscì nulla.
«Scusa,
Neville, non ho capito» disse il professor Lupin incoraggiante. Neville si
guardò intorno terrorizzato, come per chiedere aiuto, poi mormorò, poco più che
in un sussurro:
«Il
professor Piton».
Quasi
tutti risero. Anche Neville sorrise a mo' di scusa. Il professor Lupin, invece,
parve impensierito.
«Il
professor Piton... mmm... Neville, tu vivi con la nonna, vero?»
«Ehm...
si» ammise Neville nervosamente. «Ma... non voglio che il Molliccio si
trasformi in lei».
Neville
parve stupito ma rispose:
«Be'...
ha sempre lo stesso cappello. Un cappello alto con un avvoltoio impagliato in
cima. E un vestito lungo... quasi sempre verde... e a volte un collo di volpe»
«E
la borsetta?» gli suggerì il professor Lupin.
«Ne
ha una grande, rossa» rispose Neville.
«Va
bene» disse il professor Lupin. «Riesci a immaginarti bene questi vestiti,
Neville? Riesci a vederli con l'occhio della mente?»
«Sì»
disse Neville in tono incerto. Era chiaro che si chiedeva cosa sarebbe venuto
dopo.
«Quando
il Molliccio uscirà dall'armadio, Neville, e ti vedrà, assumerà l'aspetto del
professor Piton» disse Lupin. «E tu alzerai la bacchetta, così, griderai
Riddikulus e ti concentrerai al massimo sugli abiti di tua nonna. Se tutto va
bene, ci ritroveremo davanti il professor Molliccio Piton con tanto di
cappello, avvoltoio, vestito verde e borsa grande rossa». Tutti scoppiarono a
ridere. L'armadio si agitò ancora più violentemente.
«Se
Neville ce la fa, è probabile che il Molliccio concentri la sua attenzione su
ciascuno di noi, a turno» prosegui il professor Lupin. «Vorrei che tutti voi
ora vi soffermaste a pensare qual è la cosa che più vi fa paura, e a immaginare
come fare per renderla comica...»
Harry
rabbrividì, poi si guardò attorno, nella speranza che nessuno si fosse accorto
di niente. Molti dei suoi compagni avevano gli occhi chiusi. Ron stava
borbottando fra sé «strappagli le zampe». Harry era sicuro di sapere a cosa
alludeva. Ciò che Ron temeva di più erano i ragni.
«Siete
pronti?» chiese il professor Lupin.
Harry
si sentì invadere da un'ondata di paura. Non era pronto. Come si poteva rendere
meno spaventoso un Dissennatore? Ma non voleva chiedere altro tempo: tutti gli
altri avevano risposto di sì e si stavano rimboccando le maniche.
«Neville,
noi tutti faremo un passo indietro» disse il professor Lupin. «Ti sgombriamo il
campo, d'accordo? Sarò io a chiamare il prossimo... ora tutti indietro, così
Neville può vedere bene...»
Si
ritrassero tutti lungo le pareti, lasciando Neville solo di fronte all'armadio.
Era pallido e spaventato, ma si era rimboccato le maniche del mantello e teneva
pronta la bacchetta magica.
«Al
tre, Neville» disse il professor Lupin, puntando la bacchetta verso la maniglia
dell'armadio. «Uno... due... tre... ora!»
Un
getto di scintille sprizzò dalla punta della bacchetta di Lupin e colpì la
maniglia. L'armadio si spalancò. Ne uscì Severus, arcigno e minaccioso, gli
occhi che lampeggiavano, puntati su Neville.
Neville
arretrò, la bacchetta levata, cercando invano di parlare. Severus si stava
curvando su di lui, s'insinuava nei suoi abiti.
«R... r... riddikulus!»
strillò Neville.
Calì
avanzò con fare deciso. Severus le girò intorno. Si udì un altro schiocco, e al
suo posto comparve una mummia tutta fasciata, grondante sangue. Il suo volto
senza occhi era rivolto verso Calì e la cosa cominciò ad avanzare verso di lei,
molto lentamente, strascicando i piedi, le braccia rigide che si alzavano...
«Riddikulus!»
gridò Calì.
(Calì
attua con successo l’incantesimo contro il Molliccio e così altri studenti)
«Eccellente!
Ron, a te!» Ron balzò in avanti. Crack! Qualcuno urlò. Un ragno gigante,
alto due metri e coperto di peli, avanzava verso Ron, agitando le tenaglie,
minaccioso. Per un attimo, Harry pensò che Ron fosse come paralizzato. E poi...
«Di
qua!» esclamò il professor Lupin all'improvviso, correndo in avanti.
Crack!
Il
ragno senza zampe era sparito. Per un attimo, tutti si guardarono intorno per
capire dov'era finito. Poi videro una sfera di un bianco argenteo galleggiare a
mezz'aria davanti a Lupin, che disse «Riddikulus!» quasi pigramente.
Crack!
«Avanti,
Neville, finiscilo!» disse Lupin, mentre il Molliccio cadeva a terra sotto
forma di scarafaggio. Crack! Ricomparve Severus. Questa volta Neville avanzò
con aria decisa.
«Riddikulus!»
gridò, e tutti per un brevissimo istante ebbero una seconda visione di Severus
vestito di pizzo. Poi Neville scoppiò a ridere. Il Molliccio esplose e si
dissolse in mille volute di fumo.
«Eccellente!»
tuonò il professor Lupin mentre la classe applaudiva.
DOMANDE
- Il Molliccio è nascosto dentro un vecchio armadio. Che cos’è un Molliccio?
- Perché il professore ha lasciato un Molliccio nell’armadio?
- Perché la classe ha un grosso vantaggio sul Molliccio?
- In questo racconto il nemico da sconfiggere è la propria paura o il popolo dei Mollicci?
- Quali sono i personaggi principali del racconto e quale ruolo hanno?
- Partendo dalla domanda che il professor Lupin fa ai suoi studenti: “Vorrei che tutti voi vi soffermaste a pensare qual è la cosa che più vi fa paura, e a immaginare come fare per renderla comica” rifletti…Quali sono le tue paure? Quelle in cui si potrebbe trasformare il Molliccio… E quale forma divertente potresti costringerlo ad assumere per sconfiggerlo? Quindi devi pensare a ciò che ti fa più paura e a ciò che ti fa ridere di più! Ora che hai riflettuto, racconta bene il tuo incontro col Molliccio…in chi si trasforma e tu in cosa lo trasformi per sconfiggerlo?
domenica 20 novembre 2022
domenica 13 novembre 2022
giovedì 20 maggio 2021
Da "Il sentiero dei nidi di ragno": la vita di Pin
Marcovaldo al supermarket (italo Calvino)
Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Per tutta la giornata il gran daffare della popolazione produttiva era il produrre: producevano beni di consumo. A una cert'ora, come per lo scatto d'un interruttore, smettevano la produzione e via! Si buttavano tutti a consumare. Ogni giorno una fioritura impetuosa faceva appena in tempo a sbocciare dietro le vetrine illuminate, i rossi salami a penzolare, le torri di piatti di porcellana a innalzarsi fino al soffitto, i rotoli di tessuto a dispiegare drappeggi come code di pavone, ed ecco già irrompeva la folla consumatrice a smantellare a rodere a palpare a far man bassa.
Una fila ininterrotta serpeggiava per tutti i marciapiedi e i portici, s'allungava attraverso le porte a vetri nei magazzini intorno a tutti i banchi, mossa dalle gomitate di ognuno nelle costole di ognuno come da continui colpi di stantuffo.
Consumate! e toccavano le merci e le rimettevano giù e le riprendevano e se le strappavano di mano; consumate! e obbligavano le pallide commesse a sciorinare sul bancone biancheria e biancheria; consumate! e i gomitoli di spago colorato giravano come trottole, i fogli di carta a fiori levavano ali starnazzanti, avvolgendo gli acquisti in pacchettini e i pacchettini in pacchetti e i pacchetti in pacchi, legati ognuno col suo nodo a fiocco.
E via pacchi pacchetti pacchettini borse borsette vorticavano attorno alla cassa in un ingorgo, mani che frugavano nelle borsette cercando i borsellini e dita che frugavano nei borsellini cercando gli spiccioli, e giù in fondo in mezzo a una foresta di gambe sconosciute e falde di soprabiti i bambini non più tenuti per mano si smarrivano e piangevano.
Una di queste sere Marcovaldo stava portando a spasso la famiglia. Essendo senza soldi, il loro spasso era guardare gli altri fare spese; inquantoché il denaro, più ne circola, più chi ne è senza spera: "Prima o poi finirà per passarne anche un po' per le mie tasche". Invece, a Marcovaldo, il suo stipendio, tra che era poco e che di famiglia erano in molti, e che c'erano da pagare rate e debiti, scorreva via appena percepito. Comunque, era pur sempre un bel guardare, specie facendo un giro al supermarket.
Il supermarket funzionava col self-service. C'erano quei carrelli, come dei cestini di ferro con le ruote e ogni cliente spingeva il suo carrello e lo riempiva di ogni bendidio. Anche Marcovaldo nell'entrare prese un carrello lui, uno sua moglie e uno ciascuno i suoi quattro bambini. E così andavano in processione coi carrelli davanti a sé, tra banchi stipati da montagne di cose mangerecce, indicandosi i salami e i formaggi e nominandoli, come riconoscessero nella folla visi di amici, o almeno conoscenti.
- Papà, lo possiamo prendere questo? chiedevano i bambini ogni minuto.- No, non si tocca, è proibito, - diceva Marcovaldo ricordandosi che alla fine di quel giro li attendeva la cassiera per la somma.- E perché quella signora lì li prende? - insistevano, vedendo tutte queste buone donne che, entrate per comprare solo due carote e un sedano, non sapevano resistere di fronte a una piramide di barattoli e tum! tum! tum! con un gesto tra distratto e rassegnato lasciavano cadere lattine di pomodori pelati, pesche sciroppate, alici sott'olio a tambureggiare nel carrello.
Insomma, se il tuo carrello è vuoto e gli altri pieni, si può reggere fino a un certo punto: poi ti prende un'invidia, un crepacuore, e non resisti più. Allora Marcovaldo, dopo aver raccomandato alla moglie e ai figlioli di non toccare niente, girò veloce a una traversa tra i banchi, si sottrasse alla vista della famiglia e, presa da un ripiano una scatola di datteri, la depose nel carrello. Voleva soltanto provare il piacere di portarla in giro per dieci minuti, sfoggiare anche lui i suoi acquisti come gli altri, e poi rimetterla dove l'aveva presa. Questa scatola, e anche una rossa bottiglia di salsa piccante, e un sacchetto di caffè, e un azzurro pacco di spaghetti.
Marcovaldo era sicuro che, facendo con delicatezza, poteva per almeno un quarto d'ora gustare la gioia di chi sa scegliere il prodotto, senza dover pagare neanche un soldo. Ma guai se i bambini lo vedevano! Subito si sarebbero messi a imitarlo e chissà che confusione ne sarebbe nata!Marcovaldo cercava di far perdere le. sue tracce, percorrendo un cammino a zig zag per i reparti, seguendo ora indaffarate servette ora signore impellicciate. E come l'una o l'altra avanzava la mano per prendere una zucca gialla e odorosa o una scatola di triangolari formaggini, lui l'imitava. Gli alto parlanti diffondevano musichette allegre: i consumatori si muovevano o sostavano seguendone il ritmo, e al momento giusto protendevano il braccio e prendevano un oggetto e lo posavano nel loro cestino, tutto a suon di musica.
Il carrello di Marcovaldo adesso era gremito di mercanzia; i suoi passi lo portavano ad addentrarsi in reparti meno frequentati; i prodotti dai nomi sempre meno decifrabili esano chiusi in scatole con figure da cui non risultava chiaro se si trattava di concime per la lattuga o di seme di lattuga o di lattuga vera e propria o di veleno per i bruchi della lattuga o di becchime per attirare gli uccelli che mangiano quei bruchi oppure condimento per l'insalata o per gli uccelli arrosto. Comunque Marcovaldo ne prendeva due o tre scatole.Così andava tra due siepi alte di banchi. Tutt'a un tratto la corsia finiva e c'era un lungo spazio vuoto e deserto con le luci al neon che facevano brillare le piastrelle. Marcovaldo era lì, solo col suo ,carro di roba, e in fondo a quello spazio vuoto c'era l'uscita con la cassa.
Il primo istinto fu di buttarsi a correre a testa bassa spingendo il carrello davanti a sé come un carro armato e scappare via dal supermarket col bottino prima che la cassiera potesse dare l'allarme. Ma in quel momento da un'altra corsia lì vicino s'affacciò un carrello carico ancor più del suo, e chi lo spingeva era sua moglie Domitilla. E da un'altra parte se n'affacciò un altro e Filippetto lo stava spingendo con tutte le sue forze. Era quello un punto in cui le corsie di molti reparti convergevano, e da ogni sbocco veniva fuori un bambino di Marcovaldo, tutti spingendo trespoli carichi come bastimenti mercantili. Ognuno aveva avuto la stessa idea, e adesso ritrovandosi s'accorgevano d'aver messo insieme un campionario di tutte le disponibilità dei supermarket. - Papà, allora siamo ricchi? - chiese Michelino. - Ce ne avremo da mangiare per un anno?. - Indietro! Presto! Lontani dalla cassa! - esclamò Marcovaldo facendo dietrofront e nascondendosi, lui e le sue derrate, dietro ai banchi; e spiccò la corsa piegato in due come sotto il tiro nemico, tornando a perdersi nei reparti. Un rombo risuonava alle sue spalle; si voltò e vide tutta la famiglia che, spingendo i suoi vagoni come un treno, gli galoppava alle calcagna.- Qui ci chiedono un conto da un milione!
Il supermarket era grande e intricato come un labirinto: ci si poteva girare ore ed ore. Con tante provviste a disposizione, Marcovaldo e familiari avrebbero potuto passarci l'intero inverno senza uscire. Ma gli altoparlanti già avevano interrotto la loro musichetta, e dicevano: - Attenzione! Tra un quarto d'ora il supermarket chiude! Siete pregati d'affrettarvi alla cassa!
Era tempo di disfarsi del carico: ora o mai più. Al richiamo dell'altoparlante la folla dei clienti era presa da una furia frenetica, come se si trattasse degli ultimi minuti dell'ultimo supermarket in tutto il mondo, una furia non si capiva se di prendere tutto quel che c'era o di lasciarlo lì, insomma uno spingi spingi attorno ai banchi, e Marcovaldo con Domitilla e i figli ne approfittavano per rimettere la mercanzia sui banchi o per farla scivolare nei carrelli d'altre persone. Le restituzioni avvenivano un po' a casaccio: la carta moschicida sul banco del prosciutto, un cavolo cappuccio tra le torte. Una signora, non s'accorsero che invece del carrello spingeva una carrozzella con un neonato: ci rincalzarono un fiasco di barbera.
Questa di privarsi delle cose senz'averle nemmeno assaporate era una sofferenza che strappava le lacrime. E così, nello stesso momento che lasciavano un tubetto di maionese, capitava loro sottomano un grappolo di banane, e lo prendevano; o un pollo arrosto invece d'uno spazzolone di nylon; con questo sistema i loro carrelli più si svuotavano più tornavano a riempirsi.
La famiglia con le sue provviste saliva e scendeva per le scale rotanti e ad ogni piano da ogni parte si trovava di fronte a passaggi obbligati dove una cassiera di sentinella puntava una macchina calcolatrice crepitante come una mitragliatrice contro tutti quelli che accennavano a uscire. Il girare di Marcovaldo e famiglia somigliava sempre più a quello di bestie in gabbia o di carcerati in una luminosa prigione dai muri a pannelli colorati.
In un punto, i pannelli d'una parete erano smontati, c'era una scala a pioli posata lì, martelli, attrezzi da carpentiere e muratore. Un'impresa stava costruendo un ampliamento dei supermarket. Finito orario i lavoro, gli operai se n'erano andati lasciando tutto com'era. Marcovaldo, provviste innanzi, passò per il buco del muro. Di là c'era buio; lui avanzò. E la famiglia, coi carrelli, gli andò dietro.
Le ruote gommate dei carrelli sobbalzavano su un suolo come disselciato, a tratti sabbioso, poi su un piancito d'assi sconnesse. Marcovaldo procedeva in equilibrio su di un asse; gli altri lo seguivano. A un tratto videro davanti e dietro e sopra e sotto tante luci seminate lontano, e intorno il vuoto.Erano sul castello d'assi d'un' impalcatura, all'altezza delle case di sette piani. La città s'apriva sotto di loro in uno sfavillare luminoso di finestre e insegne e sprazzi elettrici dalle antenne dei tram; più in su era il cielo stellato d'astri e lampadine rosse d'antenne di stazioni radio. L'impalcatura tremava sotto il peso di tutta quella merce lassù in bilico. Michelino disse: - Ho paura!
Dal buio avanzò un'ombra. Era una bocca enorme, senza denti, che s'apriva protendendosi su un lungo collo metallico: una gru. Calava su di loro, si fermava alla loro altezza, la ganascia inferiore contro il bordo dell'impalcatura. Marcovaldo inclinò il carrello, rovesciò la merce nelle fauci di ferro, passò avanti. Domitilla fece lo stesso. I bambini imitarono i genitori. La gru richiuse le fauci con dentro tutto il bottino del supermarket e con un gracchiante carrucolare tirò indietro il collo, allontanandosi. Sotto s'accendevano e ruotavano le scritte luminose multicolori che invitavano a comprare i prodotti in vendita nel grande supermarket.
venerdì 30 aprile 2021
La Coscienza di Zeno
Il romanzo è in otto capitoli. Nel primo (Prefazione) il Dottor S. spiega di aver pubblicato il diario del suo paziente Zeno Cosini (il romanzo) per vendetta, perché aveva lasciato la terapia psicanalitica. I capitoli successivi non seguono l’ordine dei fatti, ma sono dedicati a dei temi. Ad esempio:
- Il tentativo di smettere di fumare
- Il difficile rapporto col padre
- La ricerca di una moglie
- La storia della società commerciale del suo rivale
Alla fine Zeno dice che
la psicanalisi ha fallito: lui è guarito, anzi non è mai stato malato perché il mondo è malato, con la sua aggressività, la sua corsa a eliminarsi l’uno
con l’altro. E nel finale - quasi profetico - prevede che un giorno un uomo
“più malato degli altri” inventerà un’arma terribile, che distruggerà il mondo
e lo farà in polvere.
Zeno è l'inetto, cioè l'uomo indeciso che non sa controllare la sua vita, si sente fallito e infelice.
Pinocchio: un copione
SCENA N° 1 Mastro Ciliegia Cantastorie Questa è la storia di un burattino che vuole essere un vero bambino Ma è bugi...
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DANTE ALIGHIERI Dante Alighieri è uno dei più grandi scrittori italiani e per la sua importanza è considerato il padre della lingua ital...
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Andando ogni mattino al suo lavoro, Marcovaldo passava sotto il verde d’una piazza alberata, un quadrato di giardino pubblico ritagliato ...
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A volte il fare uno scherzo cattivo lascia un gusto amaro, e Pin si trova solo a girare nei vicoli, con tutti che gli gridano improperii e l...



